Origine del nuovo archetipo
- Le trasformazioni cumulative — evoluzione normativa, rischio climatico, convergenza digitale, governance — portano all’emergere di un nuovo profilo: il valutatore di rischio strategico.
- Questo modello:
- non sostituisce i principi tradizionali,
- li estende,
- li colloca in un quadro in cui valore, rischio, tempo e contesto sistemico sono inseparabili.
Pilastri fondamentali
1. Ragionamento prudenziale
- Diventa un pilastro centrale.
- Il valutatore deve:
- andare oltre le sole evidenze di mercato,
- valutare la sostenibilità dei valori in condizioni normali e avverse,
- adottare un approccio disciplinato all’incertezza,
- allinearsi agli obiettivi di stabilità finanziaria.
2. Modellizzazione degli scenari
- Strumento essenziale del nuovo modello.
- Richiede di considerare:
- scenari multipli (base, ottimistico, avverso),
- variabili come tassi di interesse, normative, rischio climatico, cicli di mercato.
- Il valore diventa:
- un intervallo di risultati, non una cifra fissa.
3. Quantificazione sistematica del rischio
- I rischi devono essere tradotti in termini finanziari.
- Include:
- rischi fisici,
- rischi di transizione,
- vincoli di liquidità,
- vulnerabilità operative.
- Strumenti di integrazione:
- adeguamenti ai flussi di cassa,
- modifiche ai tassi di sconto,
- ipotesi di uscita più prudenti.
4. Padronanza normativa
- Diventa indispensabile.
- Il valutatore deve comprendere e anticipare:
- CRR,
- EVS,
- Tassonomia UE,
- Regolamenti sul rendimento energetico (EPR).
- La valutazione non è più neutrale rispetto alla normativa:
- è plasmata dalla regolamentazione.
5. Metodologia lungimirante
- Richiede:
- integrazione di prospettive di lungo periodo,
- riconoscimento che il valore è determinato dai vincoli futuri,
- superamento della dipendenza dalle sole transazioni passate.
Sintesi dei pilastri
- La valutazione diventa:
- un’interpretazione strutturata del rischio nel tempo,
- non più un’osservazione statica del prezzo.
Riforma dell’istruzione e degli standard
Necessità di una formazione ampliata
- La formazione tradizionale deve includere nuove aree interdisciplinari:
- macroeconomia,
- scienza del clima,
- modellizzazione del rischio finanziario,
- intelligenza artificiale e scienza dei dati.
Competenze richieste
- Macroeconomia:
- comprensione dei cicli di mercato,
- dinamiche dei tassi,
- flussi di capitale.
- Scienza del clima:
- interpretazione dei dati sul rischio,
- comprensione delle traiettorie normative,
- lettura degli indicatori ambientali.
- Rischio finanziario:
- DCF avanzato,
- test di sensibilità,
- scenari di stress.
- Intelligenza artificiale:
- comprensione del funzionamento degli strumenti,
- valutazione critica dei risultati,
- consapevolezza dei limiti e dei bias.
Evoluzione degli standard professionali
- Gli standard devono integrare:
- rigore metodologico,
- profondità analitica,
- competenze interdisciplinari.
Posizionamento istituzionale
Ruolo ampliato nella governance finanziaria
- Il valutatore strategico deve interagire con:
- banche centrali,
- autorità di vigilanza,
- organismi macroprudenziali.
- Contributi chiave:
- valutazione delle garanzie,
- misurazione del rischio,
- analisi della stabilità finanziaria.
Contributo all’analisi del rischio sistemico
- I valutatori possono fornire:
- insight sui cicli immobiliari,
- analisi delle vulnerabilità strutturali,
- dati granulari a livello di asset che integrano la macroeconomia.
Ruolo nel dialogo normativo europeo
- Attraverso organismi professionali, i periti possono influenzare:
- finanza sostenibile,
- normative energetiche,
- regolamentazione prudenziale.
Nuova posizione nella governance
- Il perito diventa:
- un partecipante attivo nei processi decisionali,
- non più solo un produttore di relazioni tecniche.
- La valutazione si colloca:
- all’intersezione tra mercati, regolamentazione e resilienza,
- contribuendo alla stabilità del sistema economico.
RIFERIMENTO European Valuer Journal • Numero n. 39 • MAGGIO 2026

